Una breve analisi su come utilizzo la AI nel mio lavoro quotidiano
Oramai da qualche anno l'intelligenza artificiale ha preso pieno posto nelle nostre vite quotidiane in svariati settori, ed il mio, quello dello sviluppo software, è il settore più discusso, quello le cui previsioni future fanno tremare tutti e che causa preoccupazioni per scenari apocalittici non troppo lontani.
Si prospettano tempi difficili per programmatori e compagnia bella: in un futuro molto prossimo non ci sarà più bisogno della nostra figura professionale. Questo è quello che dicono molti analisti del settore coadiuvati da alcuni CEO di grosse big tech. Le AI funzioneranno in autonomia e prenderanno il posto di diverse figure professionali.
Ma prima di entrare nel panico vediamo oggi (fine 2025) a che punto siamo di queste previsioni così spaventose.
Premessa: ogni nuova tecnologia sviluppata nel tempo ha portato ad un cambio più o meno significativo nel mondo del lavoro. Alcune realtà lavorative sono sparite completamente, altre si sono rimodulate per adattarsi. Chi dice che non ci sarà più bisogno di programmatori non sta analizzando per bene la situazione.
Ma quindi come sarà il futuro? I giovani di oggi perdono tempo ad imparare a programmare? Come nella maggior parte dei casi, la verità sta nel mezzo. È indubbio che l'avvento dell'AI è stato un colpo fortissimo e velocissimo che quasi nessuno si aspettava in modo così dirompente, ma dobbiamo un attimo rallentare e capire due concetti fondamentali.
Oggi le intelligenze artificiali non sono intelligenti, ovvero non ragionano, non hanno un pensiero critico proprio ma semplicemente eseguono delle azioni basandosi su una loro memoria vastissima fatta di informazioni su cui si sono istruite. Esempio: se chiedo ad una AI di crearmi un software X con delle specifiche tecniche, tutte le AI cercheranno di soddisfare quelle specifiche anche se non sono ottimali, ma nessuna AI corregge le mie specifiche perché magari ritiene che si possa fare meglio, a meno che non lo chiedo esplicitamente.
Un qualsiasi cliente, anche il più ferrato, non può ad oggi portare a termine un progetto usando l'AI perché ci sono sempre dei processi produttivi che non sono solo la realizzazione del codice. Creare un sito o una applicazione web richiede un'analisi approfondita di vari aspetti legati al progetto: stack di lavoro, tecnologie giuste da utilizzare, eventuali analisi post produzione, mantenimento — tutte cose che un cliente non può gestire da solo anche se dovesse riuscire a produrre del codice funzionante.
Come utilizzo Claude e ChatGPT
Detto questo è chiaro come la figura del programmatore non è destinata a sparire nel breve, ma certamente dovrà modificarsi. L'AI crea aspettativa e certamente aiuta chi sviluppa ad essere più veloce e a produrre con più qualità. I clienti di domani saranno molto esigenti: quello che prima si faceva con un team di 5 persone lo si potrà fare in 2, se non da soli. Chi non si aggiornerà verrà tagliato fuori quasi sicuramente.
In primo luogo non utilizzo una sola AI ma mi sono abituato ad usarne 2 principalmente: Claude e ChatGPT. Claude viene considerato il top per quanto riguarda la programmazione e per lo stack che utilizzo è quello più istruito a riguardo, per cui continuo con lui.
Cosa gli faccio fare? Mi limito a farmi sviluppare piccole parti dei progetti, funzioni logiche o matematiche, risolvere problematiche complesse dove è richiesto un ragionamento tecnico — fornendo sempre specifiche dettagliate sul progetto corrente: stack, linguaggio, esigenze, obiettivi e risultati.
Chiedo sempre un piccolo pezzo di codice. Se devo creare una funzionalità X, non la chiedo tutta, ma la spezzo in vari blocchi e per ogni blocco chiedo a Claude di svilupparlo, poi metto io insieme i pezzi ottenuti. Ho notato che questo approccio è il più funzionale perché le AI tendono a proporre soluzioni complesse a problematiche non così complesse, generando codice superfluo per quel caso specifico. Spezzare tutto in piccoli blocchi tende a creare un codice più pulito e facilmente organizzabile, soprattutto per sviluppi e modifiche future.
Le allucinazioni: il limite attuale
Anche le AI sbagliano — e meno male — per cui tutto il codice va provato e verificato. L'errore è sempre dietro l'angolo. Questo è un altro motivo per cui è sempre necessario conoscere l'argomento che si sta sviluppando: altrimenti la correzione dei bug diventa impossibile e le AI quando entrano nel loro loop di allucinazione difficilmente ne escono.
Le allucinazioni sono un pericolo costante delle AI attuali e una limitazione di oggi. Non parliamo solo di errori che spesso non riescono a risolvere, ma a volte ho visto eseguire del codice basato su scelte completamente errate o non ottimali per risolvere il problema proposto. Il che richiede di essere sempre vigili e non dare per buono qualsiasi cosa producano.
Come piace dire ai miei amici che me lo chiedono: usare una AI oggi è come avere un ottimo programmatore che si presenta a lavoro ubriaco. Mai dargli carta bianca e mai lasciarlo fare senza controllare.
Per quanto riguarda ChatGPT lo uso solo per scrittura di testi per mockup di progetti e per la generazione di immagini. Per la programmazione non ha risposte tecnicamente performanti: risolve le problematiche ma non con l'efficienza di Claude.
